La storia di come sono diventato ricco

Matita---Freepik.com

Yogi Bhajan
(Tratta da MrSikhnet.com)

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Uno studente pose a Yogi Bhajan la seguente domanda: “Donare è un atto di Dio?”.

Yogi Bhajan rispose: “No, no, no, no. Affatto. È un atto perfettamente egoistico. Hai sentito parlare di quando sono diventato ricco? Ascolta questo. È vero. Parola per parola, questo è assolutamente vero”.

Avevo tenuto una lezione presso l’East-West Cultural Center. E avevo fatto un ottimo lavoro. Erano stati raccolti trecento dollari e poco più. Non so di preciso la cifra esatta. Ma so con certezza che centocinquanta dollari e alcuni centesimi mi vennero dati in una busta, come mio 50% per quella lezione. Loro fanno così. Tu vai. Loro pubblicizzano la tua lezioni. Tu insegni in quel Centro. E qualunque sia la cifra raccolta quel giorno, il 50% viene dato a chi insegna e l’altro 50% va al Centro.

Io ho fatto così. Poi, la direttrice del Centro porta chi ha insegnato a cena.

Ora, questa signora, la direttrice, era più spirituale, colta rispetto alle Scritture e molto più saggia di quanto non fossi io. Mi piaceva molto come persona e lei era estremamente contenta di me, perché quando avrebbe parlato delle Scritture, da qualche parte lungo la linea, le avrei dato la comprensione delle Scritture. Io non sono molto ferrato rispetto a tutta questa conoscenza teorica, ma certe cose le conosco.

Lei mi disse: “Oggi la tua lezione è stata molto piacevole. Voglio semplicemente portarti a mangiare. Per favore vieni con me”. Era proprio straordinariamente gioiosa. Le risposi: “Beh, sembra che ci sia una tempesta dietro il sole”. “Cosa può essere?”. “Vedremo”.

Quando arrivammo al ristorante, su un lato c’era un palo. In piedi accanto al palo c’era un uomo di colore di bell’aspetto e ben vestito. Diceva: “Non voglio chiedere l’elemosina e non voglio che tu mi aiuti, ma ho dei figli. Ho una vita e ho una famiglia. Vendo queste matite. Puoi comprarle pagando quel che vuoi, perché sono cieco e non posso vedere. Ma spero che alla fine della giornata ci sia un profitto così che io possa prendermi cura della mia famiglia”.

Sentito ciò, gli lasciai la mia busta e tirai fuori una matita. Lei mi vide farlo e, oh Dio, quella donna divina divenne “fuoco vivo”. Disse: “Che cosa hai fatto? Questo è quello che fanno gli indiani. Hai incoraggiato l’accattonaggio”. Era così sgarbata.

Io risposi: “Ohhhhh!”. Questa è stata la mia prima esperienza di risveglio della mente a incontrare la cattiveria (Yogi Bhajan usa il termine “bitchiness” che ha una connotazione più marcata) di una donna americana. Fino ad allora era sempre andato tutto bene.

Chiesi: “Che cosa ho fatto?”.
“Hai preso una matita per centocinquanta dollari. Sai che puoi prenderne un camion?”.
“Io non ho bisogno di un camion di matite”.
“Perché hai preso una matita?”.
“Io voglio che questa matita scriva la mia fortuna”.
“E hai pagato centocinquanta dollari per questo?”.
“No. Ho pagato molto meno. Non ho pagato nulla”.
“Non ti capisco. Non ti piacciono i soldi. Non ami i soldi”.
Io replicai: “Amo i soldi più di quanto piacciano a te. Amo i soldi. Non preoccupartene. Volevo soltanto che questa matita scrivesse la mia fortuna. Ho pagato con i soldi che mi hai dato tu.”
E lei: “Non ci posso credere”.

Nel frattempo, entrammo nel ristorante. Sai poi cosa disse? Disse: “Va bene. Ti insegnerò qualcosa di pratico”.
“Certo”.
“ Io non pagherò per la tua cena”.
“Certo”.
“Questo ti mostrerà cosa succede quando non hai soldi”.
Le risposi: “Certo. Va bene”.

Allora portai il mio piatto lì dove si prende l’insalata, e tutto quello che c’è a buffete presi tutto quello che volevo mangiare. Andai al tavolo e la signora alla cassa disse: “Grazie, signore”. Non lo dice mai. Ero appena andato lì, avevo preso le cose del vassoio e le avevo messe sul tavolo. Eravamo tre o quattro persone e, quando arrivò la direttrice, l’addetto le disse: “Grazie, signora. Può passare”.

Lei domandò: “Chi ha pagato?”.
L’addetto disse: “È tutto pagato”.

Quindi, si sentì un po’ triste, venne e si sedette accanto a me. Nel frattempo arrivò la cassiera, portò sessanta dollari e me li diede. Immaginate. Non avevo nemmeno una tasca. Non avevo un dollaro. Non avevo un soldo. Mi disse che non avrebbe pagato e io dissi all’addetto, “Dallo a lei”.
L’addetto disse: “No, no. È per lei, signore. È per lei”.
“Perché per me?”.
“C’era uno dei suoi studenti seduto qui. Mi ha lasciato un centinaio di dollari e ha detto: ‘Il mio insegnante sta arrivando. È pagato per tutte le persone che sono con lui e il resto va dato a lui’. Quindi, sto solo facendo quello che mi ha detto”.

Io ho guardato la direttrice. Le ho detto: “Non hai pagato tu per questo?”.
“No”.
“È stato pagato anche per te?”.
“Sì”.
Continuai: “Vedi come lavora Dio?”. E ho tirato fuori dieci dollari e li ho dati alla cameriera.
Lei disse: “Oh mio Dio. Grazie. Grazie. Grazie”.
E ho dato alla direttrice i cinquanta dollari rimasti.
Mi domandò: “Per cosa sono? Non capisco. Sembri così felice”.
Risposi: “Oggi, il mio Guru e il mio Dio mi hanno reso un donatore. Prima di questo, ero una persona che prendeva. Ero alla tua mercé. E quando tu l’hai messo alla prova, il Guru è arrivato. Mi ha salvato all’ultimo minuto. Sono molto arrabbiato con Lui per questo. Ma poiché lo fa sempre, sono molto grato. Io ho visto il mio Guru. L’ho visto in azione. Sono grato”.

 

Traduzione e adattamento in italiano a cura di Sujan Singh e Nimrita Kaur

 

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