Informazioni utili

In questa pagina abbiamo raccolto le domande che di solito vengono poste da chi vuole avvicinarsi o si avvicina per la prima volta alla disciplina del Kundalini Yoga (secondo gli Insegnamenti di Yogi Bhajan). Per qualsiasi altra informazione, dubbio o curiosità, potete inviarci un messaggio a cui risponderemo appena possibile (tutti i riferimenti sono nella pagina “Contatti”).

Ek Ong Kar

È consigliabile indossare abiti confortevoli (evitare indumenti attillati) possibilmente in tessuti naturali (cotone, lino ecc.) che permettano al corpo una traspirazione naturale. Sarebbe opportuno orientarsi verso colori chiari, preferibilmente bianco (il “non colore” che è la sintesi di tutti i colori) per l’effetto che ha sul rilassamento del sistema nervoso. Si pratica senza scarpe e, se possibile, senza calze, per favorire la piena stimolazione delle terminazioni nervose dei piedi. Chi ha i capelli lunghi dovrebbe legarli. Portare un telo e/o un asciugamano (una coperta – soprattutto per i momenti di rilassamento – può essere utile nei mesi invernali o quando si pratica in una sala non riscaldata a sufficienza).

Durante le tecniche si dovrebbe respirare, tanto in inspirazione quanto in espirazione, solo con il naso e si dovrebbero tenere gli occhi chiusi (salvo diversa indicazione dell’insegnante). Non si dovrebbe mai eccedere né nella pigrizia né nello sforzo: non c’è competizione (né con se stessi, né con gli altri).

Non ci sono restrizioni alla pratica delle lezioni che offriamo, ma si deve aver cura di avvisare l’insegnante qualora ci siano problemi di qualsiasi natura (per completare l’iscrizione è necessario un certificato medico in modo che sia l’insegnante sia il praticante possano affrontare l’attività in tutta tranquillità – per il corso pre-parto il certificato deve essere redatto dal ginecologo che segue la gravidanza). Le donne in periodo mestruale dovrebbero avvisare l’insegnante che, ove necessario, indicherà tecniche alternative. Le donne in gravidanza fino al terzo mese possono frequentare normalmente (è comunque sempre consigliabile avvisare l’insegnante circa il proprio stato) mentre, dal quarto mese in poi, è fondamentale che l’insegnante venga messo al corrente della gravidanza per indirizzare la praticante a tecniche specifiche e/o al corso pre-parto.

Dopo la fine di una lezione si consiglia di non riprendere a muoversi e a parlare in maniera repentina; è bene concedersi ancora qualche momento di quiete e silenzio nel quale cecare di percepire e gustare lo stato di armonia prodotto interiormente. «…passare repentinamente da uno stato meditativo a un piano dialettico concitato sarebbe come dare un calcio al secchio ricolmo ove abbiamo pazientemente munto il latte dello Spirito…» Paramahansa Yogananda

Molto spesso chi fa affermazioni di questo tipo non ha avuto un’esperienza diretta relativa a questa disciplina (un articolo su questo argomento si può leggere QUI). Praticare Kundalini Yoga seguendo le indicazioni di insegnanti preparati non presenta alcun pericolo, per questo motivo è giusto informarsi per conoscere il tipo di preparazione che contraddistingue chi propone corsi e incontri relativi a questa disciplina (non ci deve essere alcun imbarazzo a fare questo tipo di domande né – soprattutto – ci deve essere imbarazzo da parte di un insegnante a descrivere il proprio percorso formativo e di pratica). Gli insegnamenti di Yogi Bhajan che noi condividiamo portano a un risveglio dell’energia kundalini graduale e sicuro (è attorno a questo argomento che sono nati molti racconti a volte totalmente fuorvianti). Tale pratica permette all’individuo inteso nel suo complesso di riuscire a gestire l’energia senza che questa lo travolga: questa è la ragione per cui è sempre sconsigliato improvvisarsi praticanti o insegnanti ma, invece, rispettare sempre gli insegnamenti dei Maestri (regola fondamentale che ogni insegnante non può non mettere al centro della propria pratica personale e di condivisione).

Certamente: questo è l’unico modo per iniziare a capire veramente cosa sia lo “Yoga”. La teoria può essere affascinante ma è solo la pratica a poterci dare le risposte che cerchiamo (“Lo Yoga si spiega con lo Yoga” – “Non c’è bisogno di capire lo Yoga perché questo funzioni, così come non c’è bisogno di capire l’Universo perché questo funzioni”). Per questa ragione in ogni periodo dell’anno si può praticare una lezione di prova gratuita (consigliamo di consultare la pagina “Appuntamenti” per assicurarsi di non scegliere una data nella quale è previsto un incontro o una ricorrenza particolare): viene data così a chiunque la possibilità di fare la propria esperienza di pratica prima di decidere se iscriversi. «Nel Kundalini Yoga la cosa più importante è la vostra esperienza. Va dritta al vostro cuore. Nessuna parola può sostituire questa esperienza» Yogi Bhajan

Il periodo migliore per provare e/o cominciare a praticare è… quando ci sentiamo di farlo! Non esiste controindicazione alcuna a unirsi a una classe che già pratica insieme da un po’ di tempo (qualora si decidesse o capitasse di cominciare a seguire le lezioni quando il mese è già cominciato, non si pagherà la quota mensile intera ma una frazione della stessa). Il concetto chiave è “…se non ora, quando?”

L’ideale sarebbe praticare quotidianamente, perché anche pochi minuti al giorno possono fare una gran lavoro (e di sicuro non esiste il rischio di un eccesso di pratica). La costanza porta sempre al progresso personale e, per questa ragione, ognuno può scegliere liberamente quanto praticare: già due o tre volte alla settimana permettono di raggiungere dei risultati in tempi non lunghissimi. Molte persone che si avvicinano per la prima volta a questa disciplina, spinte dai benefici che sperimentano in prima persona, vogliono praticare sempre più spesso! Un antico detto zen da tenere sempre a mente è questo: «Dovreste sedere in meditazione per 20 minuti al giorni, a meno che non siate troppo occupati e allora dovreste sedere in meditazione per un’ora».

La cosa più importante è che il praticante, mantenendo una buona concentrazione (facoltà che migliorerà poi con la pratica), non ecceda mai né in pigrizia né nello sforzo. Per questa ragione a chi pratica non è chiesto di essere un atleta professionista né di essere un mago del contorsionismo (“Dire che non sei abbastanza flessibile per la pratica è come dire che sei troppo sporco per fare un bagno”): la partecipazione alle tecniche deve avvenire nell’assoluto rispetto dei propri tempi e delle caratteristiche di sé (ogni sforzo, fisico o mentale, va calibrato in base alle proprie possibilità del momento).

Attraverso la pratica di questa disciplina si può ottenere un corpo sano, sviluppare una mente equilibrata e ridurre lo stress. Si entra in contatto con la propria parte infinita, la propria innata saggezza interiore come se si aprisse una porta sul proprio pieno potenziale. Ciò rende la persona radiosa, serena, forte e in grado di fronteggiare con uno stato d’animo diverso le sfide della vita. Lo Yoga non cambia la vita intorno a noi ma modifica il nostro modo di rapportarci a essa.

Il Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan è anche conosciuto come “lo Yoga degli angoli e dei triangoli”. L’uso di angoli particolari nelle posizioni di questa disciplina, il controllo del respiro, il tenere alcune mudra e la recitazione dei mantra sono le ragioni principali dell’efficacia delle tecniche di Kundalini Yoga. Certe angolazioni favoriscono la secrezione delle ghiandole: quando ci si rilassa dopo una tecnica le secrezioni ghiandolari che sono state stimolate hanno l’opportunità di circolare liberamente. Il risultato è un sistema ghiandolare bilanciato che ha un effetto dimostrato sulla stabilità emotiva attraverso la chimica del nostro corpo.

Assolutamente si. Il Kundalini Yoga è efficace per studenti di ogni livello ed esperienza poiché è il praticante a sperimentare e vivere ogni singola tecnica secondo le proprie caratteristiche, limiti o qualità.

Negli ultimi anni il proliferare, anche e soprattutto sull’onda della moda new age, di corsi di “yoga_qualcosa” ha ingenerato in chi vuole avvicinarsi per la prima volta allo Yoga una comprensibile confusione. Il Kundalini Yoga secondo gli Insegnamenti di Yogi Bhajan contiene gli elementi di tutte le forme di Yoga. Comprende esercizi fisici (asana), meditazione, tecniche di controllo del respiro (pranayama), recitazione di mantra, mudra (gesti) e bandha (contrazioni). È insegnato in precise sequenze di esercizi (kriya) ed è praticato nella sua forma pura e completa. L’insegnante non inventa di volta in volta una posizione o una sequenza, ma si limita a condividere con la classe la propria esperienza salvaguardando la purezza degli insegnamenti ricevuti. Questa è la garanzia dell’efficacia del lavoro che viene svolto: gli almeno 4.000 anni in cui nelle condizioni più diverse milioni di praticanti, in ogni epoca e in ogni contesto, hanno ottenuto dei risultati tangibili sono certamente il miglior banco di prova cui si può fare riferimento (chi vuole può leggere la sezione Lo Yoga di questo stesso sito per avere maggiori informazioni in merito). Se quello che vi è stato proposto ha meno di 4.000 anni di storia (documentati o documentabili)… è lecito nutrire qualche dubbio: può essere interessante leggere un articolo apparso in un supplemento di uno dei più noti quotidiani nazionali riguardante gli effetti e la sicurezza di questa disciplina (cliccare QUI).

Assolutamente no, sebbene per alcuni il fatto che lo Yoga provenga dalla tradizione indiana lo lega anche a uno specifico orientamento religioso. In realtà si tratta di due dimensioni assolutamente diverse e distinte: la religione chiede di avere fede e credere in qualcosa; al contrario lo Yoga non può prescindere dall’esperienza diretta e personale («... Nella religione dovete credere in qualcosa, nello Yoga dovete fare esperienza di ciò in cui volete credere...» Yogi Bhajan). Il fatto che Yogi Bhajan fosse di fede Sikh non deve trarre in inganno, così come la possibilità che alcuni insegnanti professino una fede piuttosto di un’altra. Il Kundalini Yoga (e in generale lo Yoga) è una “tecnologia” per la salute e la consapevolezza che vive e si sviluppa su un piano completamente diverso da quello religioso e, per questo motivo, è praticato e dà risultati tangibili a persone di ogni credo (o atee) senza che a nessuno venga chiesto di modificare le proprie idee riguardo un argomento delicato come la propria fede. Un insegnante o un praticante che segue o meno un cammino religioso lo fa solo per una scelta personale che non è assolutamente legata alla pratica dello Yoga. «…La saggezza diventa conoscenza quando diventa la vostra esperienza personale…» Yogi Bhajan

Kundalini è l’energia della consapevolezza. Yogicamente è spiegato che questa energia giace dormiente in ognuno di noi finché, attraverso lo Yoga, la meditazione o altre discipline spirituali, si comincia a risvegliarla. Una volta che questa energia è risvegliata noi vediamo la realtà con più chiarezza, viviamo con più consapevolezza il presente e siamo spiritualmente connessi. In poche parole, risvegliare la nostra “kundalini” significa risvegliare la nostra più profonda consapevolezza.

“Jap” è un termine che si trova nel Siri Guru Granth Sahib (il libro sacro da cui sono tratti quasi tutti i mantra che vengono usati nel Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan) che può essere tradotto con “ripeti”. Reso nell’ottica della pratica yogica, questo termine indica la “ripetizione” intesa come costanza nella pratica. Questo è altresì un richiamo preciso all’importanza della pratica stessa: parlare dello Yoga, della sua storia, delle basi filosofiche da cui nasce è sicuramente interessante, ma è solo nell’esperienza personale della pratica che se ne può percepire la reale essenza.

I chakra sono dei centri di energia che si originano dall’intersezione di due o più canali energetici (nadi): i chakra principali sono sette (situati lungo la sushumna nadi – il canale energetico principale) mentre un ottavo, come indica Yogi Bhajan nei suoi insegnamenti, è rappresentato dal campo magnetico. La sezione del sito dedicata a questo argomento (“I Chakra”) spiega in maniera più dettagliata le carattarestiche principali di ognuno di questi.

Un mantra è una sillaba, parola o frase in una delle lingue sacre (come il sanscrito o il gurumuk) che eleva o modifica la consapevolezza attraverso il significato, il suono, il ritmo, la tonalità e anche la riflessologia della lingua su punti precisi del nostro palato. Per questo si può definire il mantra come lo “Yoga della mente”. Maggiori nformazioni si possono trovare nella sezione del sito che abbiamo voluto dedicare a questo affascinante argomento (“I Mantra”).

I (le) mudra sono particolari posizioni delle mani mai casuali. Gli antichi Yogi realizzarono che a ogni zona della mano corrispondevano delle specifiche aree del corpo e del cervello. Allo stesso modo ogni zona della mano rappresenta diverse emozioni e atteggiamenti. Incrociare le mani, allungarle, piegarle, toccare le dita in modo specifico sono tecniche yogiche per mettere in comunicazione corpo e mente.

Chiunque (non solo gli insegnanti) può richiedere ed avere il proprio “nome spirituale”. Si tratta di un nome la cui traduzione rappresenta il più alto obiettivo, il nome del destino della persona che è chiamata in questo modo. Il “nome spirituale” è come un mantra personale. Finché era in vita era lo stesso Yogi Bhajan ad assegnarli, compito che ora è svolto (seguendo gli insegnamenti ricevuti) da una delle sue più strette collaboratrici, Nirinjan Kaur (chi vuole avere maggiori informazioni in proposito può consultare la pagina “Nome Spirituale”). «…Quando si chiede il nome spirituale quel nome descrive la distanza, il destino, è la parola guida […] il mio nome spirituale sia una guida, un ricordare, un andare […] Voi tutti avete dei soprannomi che vi sono stati dati da amici dato che vi conoscono. E quello che noi facciamo è considerare ciò che è il vostro passato, calcolare il vostro destino e darvi un nome che è un obiettivo, un nome spirituale. Questo è il viaggio che dovete compiere. Stabilisce lo standard, la base…» Yogi Bhajan (“Master’s Touch”)

Yogi Bhajan è il Maestro indiano che per primo ha deciso di divulgare in occidente la scienza, fino ad allora segreta, del Kundalini Yoga così come ora viene insegnato nei Centri che si rifanno ai suoi insegnamenti (è importante questa sottolineatura, visto che esistono altre Scuole e pratiche di Kundalini Yoga che fanno riferimento ad altri Maestri). Maggiori informazioni in merito si possono trovare nella sezione del sito a lui dedicata (Yogi Bhajan).

Indossare il turbante durante la pratica e/o l’insegnamento è consigliato, ma non è assolutamente obbligatorio. Yogi Bhajan ha spiegato in più occasioni in benefici sia fisici (sulle ossa del cranio) che più sottili (in termini di “centratura” e non solo) che dà l’indossare un turbante: ne parliamo nell’articolo Il Turbante e chi vuole approfondire l’argomento può leggere l’articolo Sulla testa… un mondo da scoprire cliccando QUI.

La sadhana è la pratica quotidiana personale. Nella tradizione del Kundalini Yoga si afferma che la pratica personale andrebbe svolta nelle prime ore del giorno, prima dell’alba. Quelle ore sono ottime per la pratica spirituale e prepara il praticante per il giorno che verrà (si può comunque praticare a ogni ora del giorno). La sadhana può consistere in pochi minuti di meditazione quando ci si sveglia al mattino, in una kriya, nella pratica con un insegnante o può essere una qualsiasi pratica spirituale. «…Se non potete praticare la Sadhana per due ore e mezza praticatela per un’ora, se non potete praticarla per un’ora praticatela per trenta minuti o per undici. Se non volete praticarla tra quelle che vi ho dato sceglietene altre, ma per l’amor del cielo fate qualcosa!…» «…La Sadhana è come un conto in banca: ogni due ore di pratica si guadagnano dieci ore di chiarezza e guida…» Yogi Bhajan

La mancanza di tempo non è mai una buona ragione per non praticare. La pratica non andrebbe mai lasciata “incompiuta”, perché nel Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan la sequenza delle tecniche non va in alcun modo alterata. Quando si pratica per proprio conto e non si ha tempo a sufficienza per concludere un kriya rispettando i tempi indicati, si consiglia di diminuire proporzionalmente la durata di ciascun passaggio, così da poter almeno concludere l’intera sequenza nel tempo che si ha a disposizione.

Il “maestro” è la persona che dà gli insegnamenti, “insegnante” è la persona che, appresi degli insegnamenti decide di condividerli. L’insegnante è il “cameriere” che (con le sue caratteristiche, il suo amore e la sua sensibilità) porge una “pietanza” a chi la desidera, rimanendo però sempre ben consapevole che il “cuoco” che l’ha preparata non è lui. Questa distinzione permette all’insegnante di mantenere il giusto rispetto nei confronti degli insegnamenti (che vanno mantenuti puri) e infinita gratitudine nei confronti del “maestro” cui fa riferimento. Per i praticanti di Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan “maestro” è Yogi Bhajan e nessun altro (ci sono insegnanti molto esperti e/o più o meno noti, ma si tratta sempre e comunque di “insegnanti” e, come tali, vanno sempre considerati).

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