If you can’t have the best, make the best of what you have
“Se non potete avere il meglio, fate il meglio di ciò che avete” ci ricorda Yogi Bhajan… e questo suo insegnamento è stato una “bussola” soprattutto nel periodo della pandemia da covid-19, che per tutti ha rappresentato un doversi adattare a situazioni mai sperimentate in precedenza.
Anche nella pratica dello Yoga, improvvisamente, ciò che era “abituale” è diventato improvvisamente “vietato per legge” (chiusura di Centri e Palestre, divieto di pratica in ambienti chiusi etc.)… quindi, come potevamo “fare il meglio”, data la situazione contingente?
Come “Jap” abbiamo cercato di sostenere la pratica individuale arricchendo la Sezione “Kriya e Meditazioni” del nostro sito, mentre altri hanno deciso di utilizzare la modalità di insegnamento online come surrogato della pratica in presenza.
Quando, dopo una lunga attesa, finalmente, è stato possibile tornare a condividere la pratica “in presenza” e “al chiuso”, abbiamo vissuto questa opportunità tanto attesa come una vera e propria rinascita: è stato emozionante tornare a condividere lo Spazio “fisico” della Pratica, il sottofondo del mantra, l’odore dell’incenso e… la possibilità di lasciare oltre la porta della Sala il mondo e la frenesia della nostra quotidianità (almeno per la durata di una lezione).
Coerentemente con l’idea che il “Vero Yoga” non può essere condiviso in modo virtuale attraverso computer o telefoni cellulari, Il Centro Yoga Jap ha ripreso la propria attività con la consapevolezza che solo lo Yoga “in presenza” può realmente offrire innegabili benefici e osservando che qualsiasi tipo e forma di insegnamento “a distanza” è, in realtà, la negazione evidente del concetto di “qui e ora” che è la base imprescindibile di qualsiasi pratica yogica.
Pensandoci bene, come può un insegnante essere del tutto attento alla sua classe dovendo, contemporaneamente, guardare uno schermo nel quale segue altre persone? E… come si può garantire a chi pratica l’attenzione di cui ha bisogno se, al massimo, l’insegnante può osservare solo la parte che lo schermo permette di vedere (e non la persona nel suo complesso)?
Quali sono i benefici della pratica in presenza? Eccone alcuni… e, se ce ne sono altri a cui non abbiamo pensato, chi sta leggendo questo articolo può lasciare un commento condividendo la propria esperienza:
- Osservare in tre dimensioni chi pratica è per noi insegnanti garanzia di offrire, al momento opportuno, indicazioni e correzioni precise (ed è garanzia per chi pratica di essere seguito in maniera personale e diretta).
- Vivere in presenza la pratica dello Yoga permette un’attivazione sensoriale decisamente più completa: le voci, i suoni, gli odori, la percezione delle vibrazioni sonore quando la pratica è accompagnata dal suono di uno strumento (es. il gong), l’attenzione diretta a quanto accade nel momento non è qualcosa che può essere fedelmente replicato dallo schermo di un computer o dai suoi altoparlanti.
- Condividere fisicamente lo spazio della pratica ci mette al riparo da qualsiasi inconveniente “tecnologico” (connessione non stabile, qualità audio o video non ottimale etc.) che renderebbe l’esperienza di una lezione frammentaria e poco fluida nel suo svolgimento.
- Uscire da uno schema di rapporti interpersonali basati sulla connessione “virtuale” (in modalità-social) è per noi vitale, per riappropriarci di spazi e momenti in cui non si dipende più dal proprio computer o dal proprio telefono cellulare: finalmente, l’interazione con gli altri non è più mediata da un mezzo tecnico e possiamo tornare a parlarci come “naturalmente” facevamo prima del marzo 2020.
- Vincere la “pigrizia” che si nasconde dietro la comodità e la semplicità del fare tutto a casa propria assumendo con se stessi l’impegno di uscire da una “comfort zone” per dedicarsi del tempo (lontano dagli impegni familiari o dalle postazioni di lavoro) è già una “pratica” su se stessi e per se stessi.
- Scegliere di praticare in una Sala dedicata esclusivamente allo Yoga rappresenta un importante sostegno anche dal punto di vista energetico, lontano dal rischio di essere disturbati che la pratica in casa comporta (il telefono che squilla, il campanello che suona etc. etc.).
- Yogi Bhajan affronta l’argomento della “pratica in presenza”, nell’articolo “Insegnare Kundalini Yoga di persona”, riferendosi agli aspetti più sottili della trasmissione dell’insegnamento.
Guru Fatha Singh Khalsa, autore del libro “The Messenger from the Guru’s House”, ha registrato due video in cui affronta questo tema:
Non insegnate Kundalini Yoga online
5 buone ragioni per non insegnare Kundalini Yoga online
Per noi, il meglio che possiamo fare è condividere la nostra Nuova Sala più grande e più “a misura di praticante”, sempre disponibili ad accogliere chiunque nello Yoga potrà e vorrà (ri)trovare quel Ben-Essere che tutti noi meritiamo.
Sujan Singh
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