Il Mandala

Chenrezig-Sand-Mandala - WikimediaCommons

(Tratto da “Enciclopedia dello Yoga” – Stefano Piano)

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«Cerchio» o «centro». Rappresentazione grafica piuttosto complessa, la cui costruzione rientra nella liturgia tantrica.

Costituisce una proiezione geometrica del mondo ridotto al suo schema essenziale, una rappresentazione simbolica dell’evoluzione e dell’involuzione cosmica, ma anche delle forze psichiche grazie alle quali l’asceta ritrova l’unità della coscienza e scopre il principio ideale delle cose. Il mandala perciò non è solo un cosmogramma, ma anche uno psicogramma, lo schema della disintegrazione dall’uno al molteplice e della reintegrazione dal molteplice all’uno, alla coscienza assoluta che lo Yoga insegna a ritrovare nel fondo dell’ essere umano. È inoltre un «ricettacolo» di dèi, in quanto rappresenta uno spazio privilegiato e separato magicamente da ciò che lo circonda.

Il disegno del Mandala comporta una cintura esterna e uno o più cerchi concentrici che racchiudono un quadrato suddiviso in quattro triangoli: al centro di ogni triangolo, così come al centro del Mandala, si trovano altri cerchi che contengono le figure delle divinità e i loro emblemi. Tale schema iconografico, tuttavia, può essere notevolmente variato; alcuni Mandala hanno infatti la struttura di un labirinto, altri di un palazzo con torri e baluardi; sono pure presenti disegni floreali e strutture cristallografiche.

Nell’interpretazione simbolica del tantrismo la cintura esterna del Mandala è una barriera di fuoco che impedisce l’accesso ai non iniziati e, nello stesso tempo, indica la coscienza metafisica che brucia l’ignoranza. Segue una cintura di diamante, simbolo della bhodi o illuminazione. Immediatamente dentro la cintura di diamante è inscritto un cerchio, attorno al quale sono rappresentati otto cimiteri, simbolo degli otto aspetti della coscienza disintegrata. Segue una cintura di foglie che evoca la rinascita spirituale; al centro di quest’ ultimo cerchio si trova il Mandala vero e proprio, chiamato anche palazzo, dove sono collocate le immagini degli dèi. Alla periferia della costruzione si aprono quattro porte difese da immagini terrificanti, i «guardiani delle porte», che proteggono la coscienza contro le forze disgregatrici dell’ inconscio.

Penetrato nel Mandala secondo gli opportuni riti, il discepolo ritrova gli dèi nel proprio cuore e, assiste, in visione, all’emergere di tutte le divinità che si slanciano nel suo cuore, riempiono lo spazio cosmico e si riassorbono nuovamente in lui. Realizza cioè il processo eterno della creazione e della distruzione periodica dei mondi, penetra nei ritmi del tempo cosmico e, spezzato il piano del samsara (il mondo del divenire), approda a un piano trascendente. [MR]

 

Trascrizione a cura di Jot Prakash Kaur

 

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