I Vayu

5-vayu

VayuÈ difficile spiegare il Prana come lo è spiegare Dio. Prana è l’energia che permea l’universo a tutti i livelli […] È l’energia nascosta o potenziale esistente in tutti gli esseri […] È il primo motore di tutte le attività. È l’energia che crea, protegge e distrugge” […] Secondo le Upanishad, il Prana è il principio della vita e della coscienza. Il Prana è il soffio di vita in tutti gli esseri dell’universo, che nascono e vivono grazie a esso e, quando muoiono, il loro soffio individuale si dissolve nel soffio cosmico. Il Prana è il mozzo della Ruota della Vita e, in esso, si stabilisce ogni cosa” (“Teoria e Pratica del Pranayama” – B.K.S. Iyengar).

Le principali suddivisioni del Prana (Prana-Vayu) rappresentano una serie di “soffi vitali” che scorrono all’interno del corpo umano e ne presiedono le funzioni. Generalmente, vengono considerati come più i “Pancha-Prana” (pancha = cinque): prana (regione toracica – controlla la respirazione), apana (parte inferiore dell’addome – controlla l’eliminazione di urina, feci e seme), vyana (tutto il corpo – distribuisce l’energia derivata dal cibo e dalla respirazione), samana (parte superiore dell’addome controlla l’equilibrio dei fuochi gastrici per facilitare la corretta digestione), udana (gola – controlla le corde vocali e l’assunzione di cibo e aria).

Nella Shiva Samhita vengono citati anche naga, kurma, krkara, devadatta e dhananjaya, per un totale di 10 “soffi”. Questi ultimi (“Upa-Prana” o “Upa-Vayu”) si manifestano quando il sistema si attiva per superare squilibri o disturbi, oppure in momenti particolari: eruttazioni e singhiozzo (naga) per alleviare la pressione nell’addome; apertura degli occhi e battito delle ciglia (kurma) per impedire che corpi estranei arrivino all’occhio; starnuti e tosse (krkara) per evitare che sostanze inidonee salgano attraverso il naso o scendano nella gola; sbadigli (devadatta) che inducono il sonno; decomposizione del corpo dopo la morte (dhananjaya).

Questi “soffi” si riferiscono alle diverse funzioni di una “energia vitale” collegata (anche) al ciclo respiratorio, ma non è corretto considerarla soltanto relativamente a quest’ultimo.

Secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan, tre di questi cinque vayu sono i più importanti per noi. “Come esseri umani, avete tre ‘forze’ in voi: prana udana e apana. Se siete in grado di controllare quei tre vayu, il resto dei vayu entrerà automaticamente in allineamento. Secondo gli (antichi) fatti scientifici, l’intero funzionamento del il corpo non dipende dai muscoli e non dipende nemmeno dai nervi, dipende da questi ‘soffi’”.

I CINQUE VAYU
(Massimo Vinti)

Vayu significa aria, vento, ed è il nome attribuito nella tradizione indiana a uno dei cinque elementi (l’aria) che compongono la materia grossolana. Vayu è anche il nome delle cinque suddivisioni del prana, l’energia che anima il corpo, che si distinguono secondo la funzione che svolgono nelle parti dell’organismo cui presiedono: prana-vayu (da non confondersi con il ‘Prana’ che dà vita ai cinque vayu), udana-vayu, samana-vayu, apana-vayu, vyana-vayu.

Prana-vayu governa l’assunzione delle sostanze che assumiamo; samana-vayu la loro digestione, rendendole assimilabili dall’organismo; vyana-vayu dirige questi elementi nutritivi in ogni parte del corpo; udana-vayu gestisce l’energia che produce l’assimilazione di queste sostanze; apana-vayu, infine, provvede all’eliminazione delle sostanze residue del processo digestivo.

Prana-vayu è localizzato nel cuore, nei polmoni, nel torace, nel cervello, nelle orecchie, nel naso e nella gola; è l’energia cosmica nell’atto di penetrare nel nostro corpo, usando come veicolo l’aria che inspiriamo e il cibo e le bevande che ingeriamo. Questo vayu costituisce la forza primaria di energia che vitalizza gli altri quattro vayu, e quindi l’intero organismo; svolge la sua funzione primaria a livello del cuore e dei polmoni, soprattutto per quanto riguarda l’inspirazione; a livello più sottile questo vayu governa l’attività dei sensi nel momento in cui ricevono le informazioni del mondo esterno e l’attività della mente in generale.

Apana-vayu è quell’energia che si muove verso il basso e verso l’esterno, ed è particolarmente attiva nelle pelvi e nella parte inferiore dell’addome: colon, ano, vescica, ombelico, genitali e organi pelvici; governa l’eliminazione delle feci, dell’orina, l’espulsione del seme, del sangue mestruale, del feto; apana governa anche l’espulsione dell’anidride carbonica attraverso l’espiro.

Udana-vayu è localizzato nella gola, nell’ombelico, nei polmoni. Rappresenta il movimento dell’energia che si muove verso l’alto, e che dal corpo si proietta all’esterno, governando il linguaggio, la voce, il canto; udana è anche l’energia che mantiene la testa eretta tramite i muscoli del collo. Questo vayu governa la crescita del corpo e la capacità di esprimersi.

Samana-vayu è un flusso equilibrante di energia che si muove dalla periferia verso il centro energetico del corpo, localizzato sotto l’ombelico; samana opera nel sistema digerente (stomaco, duodeno e intestino tenue), favorendo l’assimilazione del cibo, e nei polmoni dove permette l’assimilazione dell’ossigeno dell’aria. Ma samana è attivo soprattutto nella regione dell’ombelico (manipura cakra), nella zona che si trova a metà tra la sfera di prana-vayu (testa e torace) e quella di apana-vayu (pelvi), costituendo una forza che assimila, concentra, assorbe, consolida il Prana contenuto nel cibo e nell’aria.

Vyana-vayu è un flusso di energia che scorre verso l’esterno, dal centro alla periferia del corpo; vyana sovrintende alla circolazione, alla distribuzione e alla comunicazione dei vari sistemi del corpo; riunisce e coordina gli altri quattro vayu, bilanciandoli e nutrendoli. Forza pervasiva ed espansiva, vyana governa il movimento del Prana nelle nadi, quello dell’energia nel sistema circolatorio e il sistema nervoso. Controlla inoltre il sistema muscolare e coordina ed equilibra i movimenti dal centro alla periferia; benché permei l’intero corpo, vyana è particolarmente attivo nel cuore, negli arti, fornendo l’energia necessaria per la locomozione e per la manipolazione.

Come scrive Vyasa nel suo commento allo Yoga Sutra (2,50), per mezzo della ritenzione del respiro si incontrano le correnti di energia ascendente (prana-vayu) e discendente (apana-vayu), rimanendo ‘sigillate’ nel tronco grazie alla contrazione della glottide (jalandhara bandha) e del perineo (mula bandha). L’incontro delle due energie ‘accende’ il calore di manipura chakra, posto simbolicamente sotto l’ombelico, che, con la sua potenza, risveglia la forza vitale dormiente alla base della colonna vertebrale.

 

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