Pranayama

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Il libro Prana Pranayama Prana Vidya (di Swami Niranjananda Saraswati) e molti altri autori spiegano la parola “Pranayama” dividendola in “prana” (“energia vitale”) e “ayama”, che significa “estendere” o “allungare” (intendendo il Pranayama come finalizzato all’espansione dell’energia vitale e/o prolungamento/restrizione del respiro). Un’altra interpretazione tiene conto della parola “yama” (“controllo”), ma questa è meno preferibile in quanto la parola “ayama” racchiude molte più implicazioni.

In Teoria e Pratica del Pranayama, B.K.S. Iyengar definisce “Pranayama” “un prolungamento cosciente dell’inalazione, della ritenzione e dell’esalazione del respiro”.

La parola sanscrita “prana” è una combinazione di due sillabe, “pra” e “na”, e denota costanza, una forza in costante movimento. Prana esiste negli esseri senzienti come energia che guida ogni azione, volontaria e involontaria, ogni pensiero, ogni livello della mente e del corpo. La ricerca scientifica descrive il prana come un’energia multidimensionale complessa: una combinazione di energie elettriche, magnetiche, elettromagnetiche, fotoniche, oculari, termiche e mentali. Prana esiste anche nel mondo insenziente, causando movimento, crescita e decadimento a questo livello. Prana è, in effetti, la base della creazione manifestata (“Prana and Pranayama” – Swami Niranjanananda Saraswati).

Il Prana è la somma totale di tutta l’energia manifesta nell’Universo. È la somma totale di tutte le forze della natura. È la somma totale di tutte le forze e i poteri latenti che sono nascosti negli esseri umani e che si trovano ovunque intorno a noi. Calore, luce, elettricità, magnetismo sono manifestazioni del Prana […] Tutte le forze fisiche e tutte le forze mentali rientrano nella categoria “Prana”. È l’energia in ogni piano dell’essere, dal più alto al più basso. Qualunque cosa si muova, operi o abbia vita, non è altro che espressione o manifestazione del Prana […] Se si sa come controllare le piccole onde di Prana che operano attraverso la mente, allora il segreto per assoggettare il Prana universale sarà noto. Lo Yogi che diventa esperto nella conoscenza di questo segreto non avrà paura di alcun potere, perché ha la padronanza di tutte le manifestazioni dei poteri nell’Universo (“The Science of Pranayama” – Swami Shivananda).

Nella Prashnopanishad (una delle 108 Upanishad “tradizionali” secondo le scuole advaite) c’è una storia affascinante: “Le divinità (del corpo) sono etere, aria, fuoco, acqua, terra, parola, mente, occhio e orecchio. Vedendo la propria grandezza s’inorgoglirono: ‘Siamo i governatori del corpo perché siamo noi che lo sosteniamo’. Ma Prana, il principale tra loro disse: ‘Non illudetevi, sono io solo che dividendomi in cinque sostengo e mantengo il corpo intatto’. Le altre divinità erano incredule. Allora Prana, in un attacco d’ira, si ritirò dal corpo. Immediatamente tutte le divinità si ritrovarono ad abbandonarlo con lui e quando Prana ritornò, le divinità si ritrovarono al loro posto. Proprio come le api lasciano l’alveare quando la loro regina si allontana e ritornano quando lei ritorna, allo stesso modo si comportarono le divinità. Persuase da questa prova, le divinità resero lode a Prana”.

La fonte principale che entra nel merito della “tecnica” del Pranayama è l’Hatha Yoga Pradipika, che indica come scopo del Pranayama la purificazione (“Quando il respiro è irregolare, la mente vacilla, quando il respiro è saldo, lo è anche la mente. Per raggiungere questa saldezza, lo yogi deve trattenere il respiro. Finché c’è respiro nel corpo, c’è vita. Quando si diparte il respiro, si diparte anche la vita. Perciò, regola il respiro”).

Nella Shiva Samhita il Pranayama viene definito “Vayu Sadhana” (vayu = respiro – sadhana = pratica, ricerca)

Patanjali, nello Yoga Sutra dedica al Pranayama alcuni sutra: nel 29° del 2° pada (Sadhana Pada) è la quarta delle otto “braccia” (o “parti”, o “passi”) dello Yoga (dopo Yama, Niyama e Asana e prima di Pratyahara, Dharana, Dhyana e Samadhi) poi, nello stesso pada, ci si sofferma nei sutra dal 49° al 53°.

L’importanza del Pranayama la troviamo evidenziata anche nella Bhagavad Gita, nel 5° capitolo (versi 27-28).

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Il Pranayama non va considerato solo come “tecnica di respirazione” che ha lo scopo di migliorare l’afflusso di ossigeno da e verso i polmoni, bensì come strumento che, attraverso la respirazione, influenza il flusso del prana attraverso i canali e centri energetici (relativi a Pranamaya Kosha). Le tecniche di pranayama forniscono il metodo attraverso il quale la forza vitale può essere attivata e regolata per andare oltre i limiti individuali e ottenere così uno stato più elevato di energia vibratoria.

Si contano tre “momenti”: puraka (inspirazione, che stimola l’organismo), rechaka (espirazione, che espelle aria viziata e tossine) e kumbhaka (ritenzione del respiro, che distribuisce l’energia in tutto il corpo.

“Il Pranayama non é solamente l’abituale respirazione automatica che tiene uniti il corpo e l’anima. Grazie all’abbondante assorbimento di ossigeno che si realizza con le sue tecniche disciplinate, nell’organismo del sadhaka avvengono sottili cambiamenti. La pratica delle Asana rimuove gli ostacoli che impediscono il flusso del prana e la pratica del Pranayama regola tale flusso attraverso il corpo. Inoltre, regola tutti i pensieri del sadhaka, i suoi desideri e le sue azioni e conferisce l’equilibrio e l’enorme forza di volontà necessari per divenire padroni di se stessi” (“Teoria e Pratica del Pranayama” – B.K.S. Iyengar).

Nella Chandogyopanishad è scritto: “Come i raggi sono attaccati al mozzo, tutto è attaccato a questo respiro vitale. La vita si muove con il respiro vitale, che dà la vita a una creatura vivente”.

La Kuasitaki Upanishad dice: “Si può vivere privi di favella, perché vediamo i muti; privi della vista, perché vediamo i ciechi; privi dell’udito, perché vediamo i sordi; della mente, perché vediamo gli idioti; si può vivere senza braccia e senza gambe, perché vediamo coloro che sono così mutilati. Ma vi è lo spirito del respiro, l’intelligenza dell’io che si impadronisce di questo corpo e lo fa sollevare. Questo è ciò che tutto può, nello spirito del respiro. Ciò che è lo spirito del respiro, è l’io intelligente. Ciò che è l’io intelligente, è lo spirito del respiro, perché insieme vivono in questo corpo e insieme lo abbandonano”. (The principal Upanisads – S. Radhakrishnan).

Il Pranayama, o controllo del Prana, è il mezzo con cui lo Yogi cerca di realizzare nel suo piccolo corpo l’intera vita cosmica e di raggiungere la perfezione acquisendo tutti i poteri di questo Universo. I suoi vari esercizi e pratiche mirano a questo unico scopo […] Cinque cose sono necessarie per praticare il Pranayama. Primo, un luogo idoneo; secondo, un momento adatto; terzo, un cibo moderato, sostanzioso, leggero e nutriente; quarto, una pratica paziente e costante, infine, la purificazione delle Nadi […] Il primo passo importante è padroneggiare le asana o la postura, ovvero controllare il corpo. L’esercizio successivo è il Pranayama. Una postura corretta è un requisito indispensabile per una pratica efficace del Pranayama (“The Science of Pranayama” – Swami Shivananda).

Il respiro è l’intermediario tra corpo e mente. Sviluppando la consapevolezza del respiro si sviluppa la consapevolezza della mente. La consapevolezza del respiro porta di per sé alla trascendenza dell’ego, dei desideri e della sofferenza (“Pranayama – The Science of Breath” – Dr. Manohar Laxman Gharote).

Da L’Insegnante dell’Era dell’Acquario:

Spiega Yogi Bhajan che, quando abbassiamo in maniera consapevole la frequenza della respirazione, andiamo incontro a grandi benefici. Normalmente, un uomo respira a un ritmo di 16-18 cicli di respirazione al minuto, mentre una donna respira a un ritmo di 18-20 cicli al minuto.

FREQUENZA

8 cicli al minuto – Maggiore rilassamento. Sollievo dallo stress e consapevolezza mentale incrementata. Il sistema nervoso parasimpatico inizia a essere influenzato. Miglioramento dei processi curativi.

4 cicli al minuto – Cambiamenti positivi nella funzione mentale. Intense sensazioni di consapevolezza, maggiore chiarezza visiva, maggiore sensibilità del corpo. L’ipofisi e l’epifisi cominciano a coordinarsi a un livello maggiore, producendo uno stato meditativo.

1 ciclo al minuto (“Respiro al ritmo di un minuto” – 20 secondi per l’inspirazione + 20 secondi di apnea a polmoni pieni) + 20 secondi per l’espirazione) Favorisce una cooperazione ottimizzata tra gli emisferi del cervello. Calma in maniera straordinaria l’ansia, la paura e la preoccupazione. Dona apertura e maggiore percezione interiore ed esteriore. Sviluppa l’intuito. Tutto il cervello lavora, specialmente il cervello antico (“cervello rettiliano”) e gli emisferi frontali.

BENEFICI DELLA RESPIRAZIONE LUNGA, LENTA E PROFONDA

  • Rilassa e calma, grazie all’influenza sul sistema nervoso parasimpatico
  • Aumenta il flusso di prana
  • Riduce e previene la formazione di tossine nei polmoni favorendo la pulizia delle piccole sacche di aria (alveoli)
  • Stimola la produzione di sostanze chimiche del cervello, le endorfine, che aiutano a combattere la depressione
  • Porta il cervello a un nuovo livello di attenzione
  • Spinge il fluido spinale fino al cervello, donando una maggiore energia
  • Respirare in modo lungo e profondo, abbinando la concentrazione, attiva l’ipofisi, rafforzando l’intuito
  • Riempire totalmente i polmoni rivitalizza e riequilibra il campo magnetico
  • Purifica il sangue
  • Regola il PH del corpo (equilibrio acido alcalino), migliorando la capacità di sopportare situazioni stressanti
  • Dà energia e aumenta la vitalità
  • Aiuta a liberare i blocchi nel flusso di energia nei meridiani
  • Attiva e pulisce i canali nervosi
  • Aiuta a velocizzare la guarigione emotiva e fisica
  • Aiuta a spezzare gli schemi dell’abitudine del subconscio, come le insicurezze e le paure
  • Aiuta a combattere le dipendenze
  • Aiuta a ridurre il dolore o a eliminarlo (per esempio durante il parto)
  • Dà la capacità di controllare la negatività e le emozioni, supportando chiarezza, calma e pazienza

BENEFICI DELLA SOSPENSIONE DEL RESPIRO

L’obiettivo della sospensione del respiro è il graduale ripristino del sistema nervoso […] Se si comincia ad avere vertigini o a sentirsi disorientati, bisogna fermarsi. Le vertigini non sono un segno di illuminazione. Dovete costruire questa pratica con una regolarità determinata e con pazienza. Forzare oltre le proprie capacità non aiuterà.

  • La sospensione del respiro permette l’integrazione dei sistemi del corpo
  • Sospendere il respiro in apnea positiva (polmoni pieni) può innalzare temporaneamente la pressione sanguigna
  • Sospendere il respiro in apnea negativa (polmoni vuoti) può abbassa la pressione sanguigna; rilassa la circolazione
  • Sospendere il respiro apnea positiva (polmoni pieni) ha un impatto sul sistema nervoso simpatico
  • Sospendere il respiro in apnea negativa (polmoni vuoti) ha un impatto sul sistema nervoso parasimpatico
  • Sospendere il respiro permette la concentrazione e l’allenamento nell’uso del buon senso quando si è sotto pressione.
  • Con il respiro sospeso potete fare l’esperienza di Shuniya – lo “zero”. Shuniya (lett. “vuoto”) è uno stato di calma profonda e realmente meditativa, nella quale è possibile piantare un seme – bij – per creare un nuovo ritmo o un nuovo modello dell’essere. Nello stato di Shuniya fluisce la Kundalini. Dice Yogi Bhajan: “Shuniya significa ‘zero’. Nel momento in cui diventate ‘zero’, allora tutti i poteri prevarranno attraverso voi. Il potere di un insegnante di Kundalini Yoga risiede nel suo ‘zero’, nel suo stato di Shuniya. Nello stato di Shuniya diventate ‘zero’, riducete tutto al nulla: ‘Io non sono niente. Tutto è niente. Non c’è niente che deve diventare niente’. Nel momento in cui diventate questo, allora tutto sarà irradiato da voi”.

BENEFICI DEL RESPIRO DI FUOCO

  • Libera da tossine e scorie polmoni, rivestimenti mucosi, vasi sanguigni e altre cellule
  • Espande la capacità dei polmoni e aumenta la forza vitale
  • Rinforza il sistema nervoso affinché resista allo stress
  • Favorisce l’equilibrio tra il sistema nervoso simpatico e parasimpatico
  • Rinforza il 3° chakra, punto dell’ombelico
  • Aumenta la resistenza fisica e prepara ad agire in maniera efficace
  • Equilibra il campo magnetico favorendo anche la stimolazione del circolo sanguigno
  • Riduce gli impulsi nei confronti delle dipendenze come droghe, fumo e cattiva alimentazione
  • Aumenta la trasmissione di ossigeno al cervello, facilitando uno stato mentale concentrato, intelligente e neutro
  • Potenzia il sistema immunitario aiutando a evitare molte malattie
  • Promuove la sincronizzazione dei bioritmi dei sistemi del corpo

 

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